Chiamami Patata e con te sarò affettuosa

Un articolo “a luci rosse”. Ecco cosa ci mancava nei tanti saporiti appuntamenti che la fortunata collezione di articoli originali di questo Portale offre a quei lettori, fedelissimi,  che hanno costruito casa tra le nostre pagine. Come hanno fatto bene!

Ci sono richieste da soddisfare, ci sono esigenze che non si possono rinviare. E pensare che qualcuno, tra i nostri sempre più numerosi lettori, era convinto che qui si parlasse solo di cucina, che ci mancasse la fantasia necessaria per aggiungere dell’altro. Si ravveda subito!

Ma lo avete notato quanto sa essere “colorito” il nostro linguaggio quotidiano quando facciamo uso di certi termini? Ce ne offre un esempio più che convincente proprio il termine “patata”. A qualcuno fa sorridere al solo sentirlo menzionare. E ha ragione. Patata si usa in tanti contesti. Troppi, a dire il vero, e la confusione può essere quasi inevitabile.

L’elenco è lungo. “Patata bella, patata forte, simpatica patata, patatona, principessa patatina mia”, … e alcuni altri ve li lasciamo solo immaginare. Perché mai essere troppo ripetitivi e scontati?! La vostra memoria è  migliore di quello che può sembrare, specialmente in una sfera di questo genere, credetemi.

C’è patata ovunque insomma, in ogni contesto linguistico e in ogni settore, dall’arte, al cinema, alla medicina, agli affettuosi vezzeggiativi che tanto spesso e volentieri usiamo rivolgendoci ad una bella ragazza, alla innamorata, ad una bambina paffutella, a una ragazza simpatica e spigliata, alla nostra figliola che sta crescendo in salute. Persino al gattino di casa un “patatino del mio cuore” non sfugge mai.

Il termine “Patata” deve rivestire davvero un significato affettuosamente profondo nei cuori di tanti. Forse nessun altro tubero ha saputo conquistare tanto i nostri sentimenti, al punto da rivolgerci così, affettuosamente, alla fidanzata innamorata della nostra vita.

patata

 

 

Chiamami Patata e con te sarò affettuosa

Immaginare quanta storia si trovi dietro la patata non è subito evidente. Ma la lettura di questo nostro articolo permette di gettare uno sguardo, non poco curioso, tra tante storiche pagine dei tempi andati. La sua non è stata proprio tutta una storia del tipo “un letto di rose e fiori”. Non è piaciuta subito a tutti una volta giunta in Europa. Sembrava “adatta” solo per i poveri, per non dire proprio per i “morti di fame”. E il fatto che crescesse sotto terra ha disturbato più di uno, generando sospetti e superstizioni. Motivo per il quale tanti si chiedono un perché di un utilizzo (comunemente accettato) così diffuso e profondamente “affettuoso” del nome che la contraddistingue. Il termine “patata” in più di un contesto si colora di tinte intime, a tratti quasi oscene, ma che non perdono mai quella simpatica valenza semantica che i parlanti sanno attribuire ai loro “ragionamenti affettuosi”.

Succede spesso che i nomi di alcuni alimenti vengano utilizzati con significati particolari, proprio riferendosi alle persone e alle loro attitudini e abitudini, o anche alle sembianze fisiche.

“Rosso come un pomodoro – vestito come un carciofo – magro come un grissino – quel tipo è una testa di rapa” – e via discorrendo. Ma un termine farcito di una maggiore affettuosità della quale gode il nome patata sembra che non si trovi da nessuna parte.patata
Già la patata, un tubero dall’apparenza insignificante. Un tubero che tutti conosciamo, un umile cosina le cui sole radici lasciano già indifferenti . Ma è quello che le radici di questa “cosina” sanno diventare dopo, che di indifferente non hanno più nulla davvero. L’umanità le deve molto, soprattutto in periodi così amari come furono quelli della seconda guerra mondiale.

Le patate attuali sono il frutto di una lunga serie di incroci e di adattamenti avvenuti attraverso i secoli. Il suo nome in latino è “Solanum Tuberosum“, e appartiene alla famiglia delle Solanacee. Ogni popolo le ha attribuito un nome diverso. Particolarmente curioso è il termine francese “pomme de terre” – ovvero – mela di terra. – Il suo aspetto a volte può ricordare veramente una mela. In Germania è chiamata Kartoffel. E quante volte più di uno si è rivolto al popolo tedesco in generale  utilizzando proprio questo termine, Kartoffel. In cinese il termine che indica la patata si traduce come “tubero per cavalli”, a dimostrazione che la patata in origine era coltivata come solo cibo per gli animali.

 

 

La storia della patata

La storia della patata comincia molti secoli fa nella Cordigliera delle Ande, a migliaia di km. di distanza dall’Europa, tra vette altissime e grandi civiltà. I primi a coltivare e usare la patata furono gli Inca. Questo popolo aveva creato tra il XIII e il XVI secolo un Impero che comprendeva le regioni dell’America Meridionale. Di questa civiltà rimangono le imponenti rovine di Machu Picchu, a testimoniare la grandezza e la forza di un popolo che per secoli dominò le Ande.

Nel 1537 l’Impero Inca cadde ad opera del conquistatore spagnolo Francisco Pizarro che conquistò il Perù. Fu grazie a questa conquista che gli Europei per la prima volta conobbero la patata.

Il tubero arrivò cosi in Europa , dove però non fu bene accolto. All’inizio i contadini la coltivavano per darla ai maiali. Francisco Pizarro aveva conquistato il Perù in pochi anni, il nostro tubero chiamato patata, al contrario, avrebbe impiegato alcuni secoli a conquistare l’Europa.

Comparve in Spagna nel 1573, in Inghilterra nel 1588, e poco tempo dopo anche in Italia e Paesi Bassi. In Italia nei primi anni del suo arrivo venne chiamata “tartufo bianco”. I climi europei non erano adatti alla sua coltivazione. La produzione era scarsa e troppo spesso era ritenuta come per niente adatta a essere messa sulle tavole dei ricchi o dei potenti, abituati a usufruire di ben altri tipi di prelibatezze.

Alcuni erboristi arrivarono al punto di sostenere che la patata provocasse la lebbra. Una pessima pubblicità fin dai suoi esordi sul suolo europeo. Eppure non era la prima volta che l’Europa accoglieva alimenti che arrivavano dalle lontane Americhe, alimenti che si facevano amare non poco sulle tavole europee; basterebbe solo pensare alla stimolante storia del cioccolato, solo per citarne uno in mezzo a tanti. C’è da dire una cosa che oggi può apparire insulsa ma che un tempo ebbe il suo ingiusto effetto negativo – ovvero, la patata non compariva fra le piante citate nella Bibbia, quindi si era ritenuto che non potesse essere uno dei frutti del giardino dell’Eden che Dio aveva messo a disposizione dell’uomo perché se ne cibasse. E’ facile immaginare ora, l’influenza che tale subdola credenza ebbe, allora. Non comparire nella Bibbia, per quei tempi, era troppo difficile da sostenere in società.

Il fatto che crescesse sotto terra, nei tempi della storica “caccia alle streghe”, la vedeva spesso coprotagonista delle accuse di magia e di stregoneria che qualche povera malcapitata, appartenente al genero umano, si vedeva indirizzare. E quelli non erano certo tempi in cui si potevano trascurare con facilità accuse di questo genere. Da alcuni era considerata alla stregua della velenosa mandragola, una radice che veniva estratta dalla terra e usata dalle streghe , quindi era anche associata al Diavolo. Una reputazione di questo genere ci ha già detto tutto su quale fosse la partenza per questo tubero.

Veniva coltivata nei giardini botanici come una sorta di curiosità biologica da cultori delle piante strane e diverse da quelle già conosciute in Europa, curiosità provenienti dal Nuovo Mondo che proprio allora si andava scoprendo.

La patata si diffuse grazie ai soldati e agli artigiani itineranti che percorrevano, con i ferri del mestiere sulle spalle, le contrade dell’Europa a cavallo tra i secoli XVI e XIX.

La sua coltivazione comincia a diffondersi agli inizi del XVIII secolo, ad opera di Principi illuminati come Federico Guglielmo I e Federico il Grande di Prussia. In Svizzera compare intorno alla metà del 1600, è diffusa nel Giura e nelle Prealpi svizzere. Nel 1717 era coltivata nel bellissimo Castello di Marschlins, un maniero situato nei pressi di Igis, da dove si diffuse in Val Engadina.

Cominciò a conquistare l’Europa durante una delle guerre più sanguinose che sconvolsero il mondo nel XVIII secolo: la guerra dei Sette anni, dal 1756 al 1763. Questa guerra non vide solo l’Europa come teatro della battaglia perché nemmeno le colonie furono risparmiate. Alla Francia costò la perdita dell’America Settentrionale e del suo impero marittimo, a vantaggio dell’Inghilterra. Proprio durante la “Guerra dei sette anni” un farmacista francese che era prigioniero dei Prussiani “Antoine-Augustin Parmentier” si convinse che la patata aveva molto da offrire e addirittura la considerava salubre. Parmentier fece davvero molto per contribuire alla diffusione di questo prezioso tubero, tanto che non passò molto tempo prima che la patata divenisse uno degli alimenti di base di tante famiglie non propriamente agiate, dapprima nell’Europa settentrionale e centrale, e in seguito un po’ ovunque nel continente. E’ indubbio che a questo farmacista dobbiamo molto.

L’umile patata cresceva sotto terra e alcuni avevano compreso che a differenza delle altre colture che avvenivano sopra la terra, soffriva meno il passaggio degli eserciti, quando gli eserciti stessi facevano, con il loro passaggio in mezzo ai campi coltivati, razzie di ogni sorta,  trasformando i campi in luoghi di saccheggio. Gli eserciti non disdegnarono per nulla di nutrirsi di patate, cibo per soli poveri, quando non si era trovato altro, e forse l’esempio più classico che spesso si ricorda si riferisce al passaggio delle truppe di Napoleone in Germania.

patQuanti insulti ricevettero allora quei soldati che al loro passaggio stravolgevano i campi e vanificavano il lavoro dei contadini germanici. Il termine “francofobia” nasceva praticamente allora in Germania, e nasceva più per queste ragioni che per altre.

In questo periodo, lentamente, la patata cominciò a conquistare l’Europa, dalla Germania, alla Francia alla Russia, all’Italia. In breve tempo la patata divenne il cibo delle classi umili, dei contadini e dei poveri.

Possiamo dire che la patata conquistò definitivamente l’Europa solo tra il XIX e il XX secolo, accompagnata ancora e sempre da una triste fama: quella di essere il cibo dei poveri. Un vezzeggiativo che le sarà difficile scrollarsi di dosso. Durante la guerra che sconvolse l’Europa dal 1939 al 1945, le popolazioni europee si salvarono dalla fame grazie alla patata.

Anche la storia di un Paese chiamato Irlanda è legato fortemente alla coltivazione della patata. Proprio quel Paese in particolare trova difficile dimenticare le disastrose conseguenze dovute ad una terribile infezione delle patate, patologia detta “Peronospera”. L’emigrazione che ne derivò fu considerata biblica. Almeno la metà della nazione emigrò verso l’America del nord con qualsiasi mezzo che potesse solcare i mari. Purtroppo, proprio a causa di una emigrazione talmente massiccia, gli Irlandesi finirono col portare in America le stesse conseguenze, in termini di malattie, dalle quali essi stessi sfuggivano. Epidemie e malattie forse ancora sconosciute nell’America del tempo.

La patata ha contribuito anche, questa volta in modo negativo, alla diffusione dell’alcoolismo. Nel 1800 grazie a nuove tecniche di distillazione, aumentò la produzione di alcool ottenuto dalla distillazione delle patate. Il consumo medio di alcool raggiunse i 14,3 litri pro capite nel periodo 1880-1884. Furono introdotte alcune leggi per arginare il fenomeno, come la “decima sull’alcool” e la “Regia federale sull’alcool”.

C’è da dire però che in una determinata sfera la patata risultava vincente, perché accomunava i sessi. Infatti, il campo di patate in cui un uomo e una donna lavoravano insieme, fianco a fianco, divenne presto un simbolo della lotta per il suffragio universale e per la parità dei diritti uomo-donna.

 

Patata
nella foto : fiore di patata

La Patata e le differenti qualità

Ci sono le patate a pasta gialla, usate per le patatine fritte. Il loro colore deriva dalla presenza di caroteni, una provitamina presente anche nelle carote, da cui deriva la vitamina A.

Ci sono le patate a pasta bianca, adatte per fare purè, crocchette e gnocchi. Si distingue infine fra patate novelle, caratterizzate dalla buccia sottile, che vanno cotte con la buccia, e patate a buccia rossa adatte per la frittura. 

La patata è il quarto alimento più coltivato al mondo dopo il mais, il riso e il frumento, e va davvero evidenziato, come sempre si dice, che con la patata ci si fa veramente di tutto in cucina – dalle torte, ai dolci, alle insalate, si va dai primi piatti ai secondi – dal purè alle patatine fritte, per passare alle patate cotte al forno o in cartoccio – e a qualsiasi altra specialità che si desideri creare. Quasi non conosce frontiera in cucina questo tubero “affettuoso”.

A metà ottocento la produzione di patate si aggirava intorno al milione di tonnellate annue per arrivare ai quattro milioni di tonnellate negli anni sessanta del XX secolo. Attualmente la sua produzione arriva a 300 milioni di tonnellate annue nel Mondo.

Una patata fornisce  – 110 calorie, 3 grammi di proteine, 23 grammi di glucidi, e niente grassi. Quindi è un ottimo alimento per combattere i grassi che fanno aumentare il colesterolo. La patata è ricca di vitamina C, di ferro, di potassio e di zinco.

La patata nella letteratura 

Leggendo un libro di Jean François Parot, “Morte in maschera”, un romanzo giallo ambientato nella Parigi di metà Settecento, si trova una ricetta tra le più curiose, ricetta che vi riportiamo:

Si prendono alcune patate belle grosse, si toglie la buccia arrotondandole, senza fare angoli. Nel frattempo si prende una teglia, si fa rosolare del lardo fatto a quadratini a fuoco lentissimo, in modo che non prenda colore. Quando il lardo si è sciolto si versano le patate nel grasso e si fanno rosolare lentamente fino a farle dorare. Si aggiungono alcuni spicchipatata d’aglio non sbucciati, una manciata di timo e alcune foglie di alloro. Quando il tutto è ben rosolato si getta sopra una cucchiaiata di farina, che lo ricopra. Si agita vigorosamente il tutto e lo si lascia cuocere per pochi istanti. Infine si versa una mezza bottiglia di vino Borgogna e si mescola fino ad ottenere una salsa morbida e vellutata. Le patate rimangono cosi bionde e tenere sotto la crosta profumata.

In mancanza del Borgogna si potrebbe tranquillamente anche usare uno degli ottimi vini italiani, che per profumo e consistenza non lasciano nulla a desiderare, anche se si tratta di una, come si potrebbe definire, “ricetta storica”.

Ma la patata è presente ovunque, anche nel cinema e nei fumetti.

Patata è uno dei protagonisti della fortunata serie di Cartoon: I Simpson. E’ un bulletto rapato a zero e ultraripetente. Come tutti i ripetenti odia i secchioni, in particolare Martin Prince. La sua passione è gettare “cibo avariato” contro la casa del Direttore Seymour Skinner.

Patata è anche il nome della protagonista della serie di cartoon “Monster Allergy”. Patata è anche il nome di Roberto Brunetti detto “er patata”, protagonista di alcune commedie di successo degli anni novanta come “Fuochi d’artificio” di Leonardo Pieraccioni e “Paparazzi “di Neri Parenti.

In principio la storia della patata era iniziata con una serie di racconti che parlavano di guerre, ma l’umile tubero bitorzoluto e dall’aspetto insignificante continua a sfamare milioni di persone anche ai giorni nostri. La sua lunga, e a tratti salvifica storia (come durante la seconda guerra mondiale), non è per nulla finita, anche se purtroppo l’industria moderna ne stravolge spesso la normale natura, adattandola ad esigenze di mercato, non sempre troppo riuscite, che la trasformano troppo e in troppe altre cose, dove a stento si riesce a riconoscerla una volta terminata la trasformazione stessa. I sacchetti di Patatine Fritte venduti in ogni negozio del pianeta danno l’idea di tali trasformazioni e di ciò che col tempo dovremo ulteriormente aspettarci.

Possiate perdonarci per un articolo così vigliaccamente saporito, birbantello, spiritoso e, naturalmente, tanto, tanto “affettuoso”.

Debrydelys Deeberdeyn

 

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